UNsocial Network.
Vicini, ma sempre più lontani.

Written by chairmagazine on 25 gennaio 2012 in PEOPLE, TECH - No comments
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di Salvo Scalora

Che gran confusione. Un susseguirsi di notizie, ricerche e parolone di studiosi che non fanno altro che controbattere gli uni le affermazioni degli altri. Basta nominare la parola magica “Social Network” e immediatamente si attivano psicologi, biologi, scienziati. Una mobilitazione di tutto rispetto, che probabilmente neanche per l’ultima conferenza sul riscaldamento si è vista.

Cornopoli o no? Diciamo pure che la realtà virtuale aiuta, ma se di mezzo c’è un social network creato esclusivamente a questo scopo… Beh, qualcosa allora sta davvero cambiando nelle nostre usanze.
Basta digitare www.gleeden.it. Requisiti? Essere sposati e desiderosi di una relazione extra-coniugale. Conta solo in Italia, più di novantamila iscritti. (1 su 3 è donna).

La nostra mente è in grado o no di gestire più di 150 contatti virtuali?
Essere o non essere, questo è il problema. Ed è a questo punto che orde di psicologi vengono sguinzagliati alla ricerca del Santo Graal senza mai venirne a capo, di quello che sembrerebbe essere uno spinoso problema. Almeno secondo loro. Chi ha più amicizie virtuali aumenta la materia grigia nell’amigdala (struttura cerebrale deputata principalmente per il controllo delle emozioni e della memoria) almeno a dire dell’Institute of Cognitive Neuroscience che afferma come i vari  Twitter e Facebook vengano utilizzati per il rafforzamento delle amicizie già esistenti. E fin qui credo che non ci fosse bisogno di uno studio corposo e approfondito. L’osservazione vien spontanea da ognuno di noi. Abbiamo migliaia di amici virtuali che neanche degniamo di saluto una volta per strada. Eppure ci sbizzarriamo a commentare fotografie, a cliccare “Mi Piace” sugli stati di gente virtualmente amica, realmente sconosciuta.  Dunque credo che non abbiamo bisogno che uno psicologo, per quanto autorevole sia la sua opinione, venga a dirci cosa e perché. Stiamo regredendo ad uno stato vegetale del rapporto umano. Spavaldi cavalieri pronti a sguainare la spada in battaglia con coraggio davanti ad un computer, e mansueti agnellini timidi timidi quando i nostri occhi si incrociano con i meravigliosi del nostro interlocutore.

Diciamo che il social network è una vetrina in cui tutti noi mettiamo in mostra qualcosa, consciamente e non. Ma sono i bambini o presunti tali che in questo mondo parallelo annegano, incapaci di trovare un alternativa a pomeriggi elettronici, rinchiusi in una camera da letto. Il problema sta nella perdita del dialogo. I genitori non sanno interagire con loro se non chiedendogli… l’amicizia su Facebook, scovando le loro password, spiando il loro mondo virtuale. E chiedo perdono ancora una volta se dico che noi comuni mortali non abbiamo bisogno di uno studioso che ci dica che questo è sbagliato. Se l’obiettivo è creare distacco tra le parti allora la soluzione adottata dai genitori moderni, che oserei definire virtuali, è la più corretta. Non mi meraviglierei se tra qualche anno a tavola, per porgersi il formaggio da far nevicare sulla pasta al sugo, si faccia ricorso a qualche messaggio, email o stato. (“Papà passami la ricotta” – “A tuo padre piace questo elemento”).

Il sarcasmo sarà forse esagerato, ma ciò che si mostra ai nostri occhi è evidente ed incontrovertibile. Per quanti possano essere i pregi, essi non riusciranno mai a superare le negatività scaturite da queste nuove tendenze. Ricordiamoci che sono solo degli strumenti. Mai la sostituzione della nostra interazione reale.
Sui pacchetti delle sigarette scrivono di tumori, di morte. Tra qualche anno dovranno inserire queste scritte probabilmente sotto l’inserzione di ogni social-network.  Benvenuto su Facebook (crea dipendenza, tumori, variazione arteriosa  ecc.).
Esagerato? Non è dello stesso avviso il dott. Aric Sigman con il suo studio pubblicato su Biologist.
La perdita di contatto, ed interazione reale potrebbe modificare il comportamento dei nostri geni, influendo sulla risposta immunitaria, i livelli di ormoni e il funzionamento delle arterie. Dunque un incremento delle possibilità di malattie gravi.
Studi, studi e studi.
Chiamate qualche amico, e andate a fare una  bella passeggiata all’aria aperta. Di certo non c’è niente di meglio per star bene mentalmente e fisicamente.
Parola del dottor Scalora.

Foto evidenza: uptodatetech.com

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