Palato alato.
In viaggio nell'universo sensuale e avventuroso di Culinaria - Sexy Sapori. Un progetto che ha scelto il buon cibo per condurre un’esplorazione libera e creativa sui piaceri e i saperi. Non solo del gusto.

Written by chairmagazine on 4 gennaio 2012 in DESIGN, PEOPLE - No comments
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di Silva Fedrigo

La mia educazione al gusto è passata dagli insegnamenti di mia zia Dora, una maremmana “vecchio stampo”, verace e caparbia, che, con quello che c’era in casa (magari ingredienti “poveri”), mescolando ricette e segreti appresi in settant’anni di migrazioni in giro per l’Italia, era in grado di assemblare piatti gustosissimi. Ma che più di tutto riusciva con la sua persona a condire ogni pasto con una scintilla di convivialità travolgente, impagabile. Ciò che ho imparato da lei è stato che il cibo è una roba in cui ci si mette in gioco in prima persona, in cui si coniugano attenzione, memoria, rispetto, fantasia, manualità, fiducia, esperienza. Insomma, una sfida a tutto tondo, per produrre una delle cose più delicate e preziose nella vita di ognuno di noi: ciò che ci alimenta. Per cui quando ho saputo dell’esistenza di Culinaria – Sexy Sapori, non ho potuto non sentirmi toccata nei punti più sensibili delle mie papille gustative. Tre donne con la passione per la cucina, Anna, Elisa e Betta, si sono incontrate e sintonizzate sulla stessa lunghezza d’onda grazie ad un approccio profondamente affine verso il cibo: la curiosità. “Veniamo da tradizioni diverse e trasversali, quella bolognese, abbruzzese e siciliana”, spiega Elisa, che nel gruppo è l’esperta di erbe e prodotti esotici, “ma ciò che ci accomuna più di tutto è la spinta alla scoperta e l’essere cresciute in ambienti in cui si cucinava e in cui c’era un contatto diretto con le materie prime.” Una questione, quella dei cosiddetti ingredienti, molto importante, per Culinaria, e non solo per motivi etici. Il loro percorso particolare le porta a scegliere i prodotti che usano secondo la stagionalità, prediligendo produttori locali con cui hanno un contatto diretto e personale, perché “l’ingrediente buono fa già metà del piatto”. Ma anche perché i singoli sapori sono il punto di partenza di un processo di illuminazione dei sensi, di uscita dalle abitudini alimentari. Per Betta “non siamo più capaci di riconoscere cosa è buono e cosa è cattivo, ci facciamo confondere dalla pubblicità, dai significati sociali del cibo. Se prevale la connotazione culturale di ciò che mangiamo, e ci limitiamo al senso ingannevole della vista, finisce che il gusto resta un senso del tutto assopito, non allenato”.

Ma cosa è Culinaria? Non è un catering, non è un esperimento di ristorazione, non è un collettivo di cuoche… io lo definirei un laboratorio di situazionismo palatale. Culinaria porta le proprie degustazioni in luoghi chiusi e all’aperto, in ambienti pubblici e privati, in contesti impensati e soprattutto con formule inedite, mai scontate: ciò che le affascina è la possibilità di creare nuove modalità per avvicinarsi al gusto, risvegliandolo dal suo torpore, e trascinando gli altri sensi in un vero e proprio girotondo cognitivo e ricreativo di associazioni, suggestioni e reazioni a catena. “Abbiamo cucinato ovunque”, spiega Elisa, “dalla discoteca, al portico del Podestà a Verona, durante dei concerti, in musei, in un sex shop… A seconda dei contesti creiamo nuove ricette e nuovi modi per consumare i nostri piatti”. L’interesse per la sensualità si è presentato come una ovvia evoluzione del loro progetto.

Golosè è stata la loro prima iniziativa dedicata a questo binomio: un aperitivo fisso dedicato a cibo e letteratura erotica. Per Betta “mangiare è come fare l’amore, coinvolge tutti i sensi”. E appena si parla di cucina ed eros il pubblico risponde con maggiore curiosità, si fa coinvolgere e stimolare, soprattutto se lo stile scelto è del tutto non morboso, non volgare. Così è nato “L’imbarazzo lo cuciniamo”, che riassume benissimo il sapore ludico ed esplorativo delle idee firmate Culinaria: un gioco da tavolo che le ragazze hanno proposto abbinato ad un workshop di cucina, per il quale hanno creato ricette ad hoc. Tabellone, dadi, pedine e carte fanno il resto. Un percorso di sfide, imprevisti, interazioni che stimolano i giocatori a confrontarsi con il grado di intimità che stabiliscono di praticare. Per abbandonare vergogne e formalità, per scandagliare le possibilità divertenti e stuzzicanti di rapporto tra cibo, divertimento e piacere. Invitandosi di volta in volta, ad esempio, a non usare le posate, a consumare singoli bocconi usando parti insolite del corpo, a utilizzare dei pennelli per spalmarsi addosso creme commestibili di diverse consistenze, a saggiare la propria resitenza al peperoncino, e via dicendo. Il corpo, sembra ovvio ma non lo è, resta un grande protagonista del progetto Culinaria, così come la creatività. D’altronde uno degli obiettivi è quello di servire in tavola una piacevole consapevolezza sui sensi e uno sguardo non condizionato sulle possibilità ancora inesplorate del gusto. Un esperimento estremamente illuminante in questo senso è stato “Papille”: una grande scatola-gioco colorata, quasi circense, al cui interno le “maghe” di Culinaria manipolavano cibi crudi e cotti, inoltrandoli a chi da fuori interagiva con loro attraverso delle apposite aperture, usando solo mani e bocca. Niente occhi. Risultato: per la maggior parte di noi è quasi impossibile riconoscere moltissimi sapori anche comuni senza l’ausilio della vista, e l’effetto di disorientamento e sorpresa è intensissimo, a tratti esilarante, esaltante, e in alcuni casi eccitante. Toccate un peperone cotto al forno senza sapere che cosa è, e vedete che cosa vi succede… Per alcune persone il contatto “cieco” delle mani con un cibo misterioso genera addirittura un senso di fastidio, il che la dice lunga su quanto poco siano esercitate le nostre percezioni. Anche con qualcosa di così quotidiano e familiare come gli alimenti che ingeriamo. Lo spaesamento, la ricerca e la meraviglia tornano anche in altri progetti in cui il gioco ha coinvolto il pubblico proprio sui gradevoli inganni della vista. Un modo per ricordarci che l’occhio è importante (e nella cucina di Culinaria lo è molto) ma non bisogna esserne schiavi. Nel corso di una degustazione realizzata per Gusto Nudo, una manifestazione dedicata a vini e vignaioli indipendenti, sono stati serviti dei pasticcini… salati. Tutto nel loro aspetto avrebbe suggerito che si trattava di qualcosa di dolcissimo. Sconcerto! In un’altra occasione i piatti allestiti da Anna e le sue compagne contenevano… pietre. Una visione che ha spiazzato moltissime persone, che hanno dovuto condurre un autentico percorso di indagine sull’oggetto nel proprio piatto per arrivare infine alla rivelazione che si trattava in realtà di un involtino cucinato nella terracotta. E qui arriva l’anello di congiunzione tra approccio sostanziale e artistico di Culinaria: il cibo è una materia come un’altra. Per Anna, la più appassionata sperimentrice del gruppo, il cibo è “manipolabile, flessibile, coagula un’infinità di significati, e tocca aspetti estetici, edonisitici… È un vero e proprio mezzo di comunicazione.”. Il prossimo progetto si chiamerà infatti non a caso “Eat the street”: un’installazione in esterna in cui il cibo interagisce con lo spazio architettonico diventando decoro effimero. Che naturalmente può essere mangiato!

Insomma, dopo aver preso parte ad un evento concepito e realizzato da Culinaria state certi che guarderete il vostro solito piatto di pasta con occhi del tutto nuovi, e lo assaporerete con palato del tutto sgombro da preconcetti. Probabilmente a quel punto i maccheroni restituiranno lo sguardo, e avranno anche da raccontarvi una storia… con parecchio mordente.

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