Dietro le quinte del talento.
La sensibilità della donna, le confidenze dell’attrice: Isabel Russinova.

Written by chairmagazine on 2 gennaio 2012 in INTERVIEW, PEOPLE - No comments
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di Nanni Musiqo Ragusa
Foto Damiano Schinocca

Solito pomeriggio di un venerdì lavorativo, mi ritrovo seduto al mio tavolo a discutere di lavori da consegnare entro lunedì. Controllo la mail e trovo un messaggio di Isabel, che non vedo da tempo e con la quale non condivido un progetto lavorativo comune da un paio d’anni. Nella mail mi invita al suo ultimo spettacolo, “La Governante”, che replicano in città proprio tra venerdì e domenica. Quale migliore occasione per rivedersi, per godere di attimi di teatro pieni di passione e di attualità, quasi sfrontata, quale quella che viene fuori da un testo come “La Governante”?
Il telefono squilla, ed è proprio Isabel che mi comunica gli orari precisi per incontrarci: ne approfitto subito, confidando nell’immensa generosità di un’attrice che vive con una passione smisurata il suo percorso teatrale, e le propongo di scambiare quattro chiacchiere da condividere con tutti voi.

Arrivo a teatro, fuori inizia a piovere e mi dirigo verso l’entrata secondaria, solitamente riservata agli artisti. L’odore del teatro è inconfondibile: senti i fondali, le corde, il palcoscenico, persino la carta del manifesto che esibisce, solo per stasera, il nome di Isabel Russinova. Per noi che “facciamo il teatro” questi luoghi magici ti proiettano in un mondo che ha un altro spettacolo dentro lo spettacolo: quello dei ruoli e dei compiti, quello del dietro le quinte e dei camerini, dei momenti in cui condividi e ti racconti, come fa Isabel.

Nata a Sofia, in Bulgaria, è cresciuta in un contesto familiare che le ha, da subito, regalato il segreto del suo successo e della sua personale storia artistica: l’abitudine a trasmettere, per comunicare. «La mia famiglia è un miscuglio di razze, di religioni e di storie diverse. Abbiamo radici bulgare, greche, turche, austriache e persino istriane: mia madre è di religione ortodossa, mio padre è cattolico, e in casa si sono sempre parlate diverse lingue. Sin da piccola, perciò, sono stata portata naturalmente a comunicare, cambiando il codice continuamente. Questo dinamismo comunicativo, linguistico e relazionale mi ha molto aiutato nella vita, anche professionale: così, ogni volta che interpreto un personaggio, o ne studio la storia, o semplicemente mentre leggo un libro, l’immedesimazione nasce spontanea

Uno scambio biunivoco: dalla vita al teatro, ma anche dal teatro alla vita, come Isabel mi conferma. «Grazie alla mia professione riesco ad affrontare con uno spirito più sereno tutte le difficoltà, i nervosismi e i momenti di scoraggiamento che tutti noi abbiamo nel nostro personale percorso. La vita ha dei colori precisi, ed ogni momento va accostato al colore giusto: il teatro e la letteratura mi hanno fornito le cromie per gli abbinamenti più azzeccati, e credo con fermezza che questa sensibilità maturi anche in chi vive questo mondo da spettatore, come facevano i miei.» Devo dire che, pur conoscendo Isabel da un paio d’anni, quando parla ha sempre qualcosa di speciale da raccontare, con il suo inconfondibile tono, la pacatezza e la dolcezza che contrastano con i suoi personaggi, spesso duri, austeri, forti.

Una distanza emotiva, un gap caratteriale che mi lei stessa mi spiega. «Amo molto le donne, la loro presenza nella storia, il loro ruolo nella vita, la loro funzione nell’umanità. Mi piace approfondirne le biografie, soprattutto quelle più forti, perché presentano vite sempre molto intriganti, curiose, difficili, a volte tragiche: ma la bellezza inesauribile consiste nel fatto che non sono mai banali e ne escono sempre vincenti, anche quando perdono. La donna ha, storicamente, dentro di sé, la difficoltà di essere. Non è mai stato facile essere donne: noi abbiamo sempre il compito di costruire, amare, nascondere, e quindi anche la personalità apparentemente più semplice in realtà ha sempre un carico di emozioni da gestire e risolvere. Indagare questi percorsi è un modo per scoprire che le storie più straordinarie hanno degli elementi comuni, che aiutano tutte noi donne a interrogarci e a riflettere, in un processo di autoanalisi illuminante

Un viaggio nell’universo della donna: un filone di ricerca che Isabel sta sviluppando, in veste di direttore artistico, al Teatro Rendano di Cosenza. «Si tratta di una scommessa con me stessa: seguire il richiamo dell’essenza femminile, nella società di oggi e di ieri. Per adesso è un esperimento, ma sta già dando dei risultati, peraltro in un periodo storico, per il teatro e in generale per tutto lo spettacolo, molto critico. Tutto questo mi dà l’energia per andare avanti, probabilmente anche grazie a una lunga esperienza alle spalle. Quando cominciai era l’inizio delle tv commerciali: io venivo dalle passerelle e mi ritrovai catapultata sullo schermo, un mondo che, pur a me del tutto sconosciuto, mi ha regalato un successo rapido e improvviso. Dopo i primi film, con l’approdo al teatro, ho trovato la mia dimensione, che amo con tutta me stessa perché mi consente di confrontare la mia energia in continuo confronto senza filtri con il pubblico

Oggi Isabel non è solo un attrice di successo, ma anche una produttrice cinematografica e teatrale che sfrutta un altro suo talento naturale: un grande senso dell’organizzazione, necessario, in un mondo che si conferma sempre pieno di imprevisti, di bilanci, di ostacoli da superare. Opportunità da cogliere ma anche problematiche con cui convivere. Niente che il suo talento naturale non sia allenato ad affrontare. «Il talento, del resto, è un’urgenza naturale, un dono che ognuno di noi possiede. In tutti i mestieri si è portati a fare meglio qualcosa piuttosto che un’altra, come nelle passioni che esprimiamo e viviamo. In particolare credo che l’artista abbia tantissimo da donare a chi ha di fronte: per questo motivo deve assolutamente studiare e comprendere il proprio interlocutore, investigando dentro sé e arrivando in maniera diretta alle persone

Quando mi metto a scrivere, alcuni giorni dopo il nostro incontro, al momento di chiudere l’articolo mi fermo a riflettere su come potrei celebrare una donna come la Russinova; ma poi mi rendo conto che il finale, inconsapevolmente, lo aveva scritto proprio lei quando, parlando di sane abitudini, mi aveva detto: «Sai, alla fine di ogni giornata faccio un punto della situazione, una sorta di gioco riflessivo, che però mi aiuta a identificare le cose superflue che hanno invaso il mio tempo; quindi non le prendo in considerazione, eliminandole e concentrandomi solo sull’essenziale: insomma, uno screening della mia giornata. Questo sarà il mio spunto per fare meglio domani, scovando la forza di fare di più ed essere sempre centrata, positiva e focalizzata. Per non disperdere energie inutilmente

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